Storia di Centola
Dopo la caduta dell'Impero Romano d'Occidente (476), la tribù barbara degli Ostrogoti occupò gran parte dell'Italia del Sud, compresa la città della Molpa. L'imperatore Giustiniano d'Oriente, rimasto l'unico padrone dell'Impero Romano, per scacciarli inviò in Italia il generale Belisario. Così, nel 547, Belisario,con lo scopo di liberare la Molpa dagli Ostrogoti, saccheggiò e incendiò la città, distruggendola e costringendo i superstiti alla fuga. Alcuni dei superstiti, in numero di cento, raggiunsero le colline e si stabilirono ai piedi della montagna delle Fontanelle, in un posto riparato e sicuro, detto Vallone. Dal numero dei fuggitivi che diedero vita al nuovo nucleo abitativo, questo luogo fu chiamato 'Centula'.
Centola nacque sotto la dominazione bizantina di Giustiniano ma, dopo appena undici anni, passò sotto la dominazione longobarda; vide poi susseguirsi le dominazioni dei Normanni, degli Svevi, degli Angioini, degli Aragonesi, degli Spagnoli e dei Borboni.
Durante il periodo longobardo Centola si ingrandì notevolmente e il suo sviluppo avvenne intorno alla Badia di Santa Maria degli Angeli, della quale oggi non resta più nulla. La Badia sorse come eremo fra il 515 e i 530 ad opera di monaci basiliani. Divenne Badia nel 750 e i suoi monaci continuarono a seguire la regola di San Basilio, la quale voleva che alla preghiera si unisse il lavoro. Pertanto crearono scuole, orfanatrofi, ospizi, un mulino, un frantoio, un monte di credito, , vaste piantagioni di ulivi e una biblioteca ricca di manoscritti, svolgendo così un ruolo di guida sia nella vita spirituale che nella vita sociale di Centola.
Successivamente, fino al periodo del Risorgimento, abbiamo poche notizie che riguardano Centola. Intorno al 1250, durante il periodo svevo, Centola divenne 'Universitas'. Allora il termine 'Universitas' non indicava un istituto di cultura ma il complesso di persone che formano una comunità. L' 'Universitas' di Centola godeva di una sua autonomia amministrativa, aveva un suo Statuto, un 'Sindicus' eletto dai cittadini, un proprio giudice, un 'baglivo' che amministrava la giustizia e un 'baiulo' al quale erano affidate le terre demaniali. Inoltre ricordiamo che Centola, la Molpa e Palinuro furono più volte attaccate e saccheggiate da pirati turco-saraceni provenienti dal mare. Per difendersi dalle scorrerie di questi pirati, fra il 1550 e il 1600, furono realizzate lungo la costa del Comune una serie di torri, tutte ancora in buone condizioni: il Fortino, la torre del Capo, la torre Formica, la torre Mozza o del Monaco, la torre del Mingardo, la torre di Calafetente e quella di Chianofaracchio.

Il Risorgimento centolese
Nel 1828 gli abitanti di Centola parteciparono alla rivolta del Cilento del 1828. La rivolta iniziò la notte tra il 27 e il 28 giugno 1828 col disarmo della Guardia Urbana di Centola. Gli insorti proseguirono poi per Palinuro con lo scopo di impossessarsi di 1500 fucili, 12 cannoni e numerose munzioni custoditi nel Fortino. Trovarono solo qualche fucile e della polvere avariata: i Borboni, avvisati da qualcuno, avevano fatto portare via tutto l'arsenale. I ribelli non si persero d'animo, raggiunsero la piazza di Palinuro e lessero 'Il Proclama di Palinuro', un manifesto in cui reclamavano una costituzione capace di garantire la libertà e la giustizia sociale. Da Palinuro proseguirono poi per Foria ed altri paesi dei dintorni. La rivolta non ebbe esito positivo, fu crudelmente domata dal maresciallo Del Carretto, inviato dal re Francesco I di Borbone. Tra i condannati ci furono Pasquale D'Urso, Filippo Passarelli e Tommaso Imbriaco di Foria. 

Capo Palinuro e la Sua Costa
La formazione morfologica del capo ha dato origine a specie viventi riscontrabili solo negli abissi a profondità elevate il che ha reso Palinuro meta di Studiosi provenienti da tutto il Mondo. Capo Palinuro:uno spettacolo di roccia sopra e sotto il mare Capo Palinuro, proteso nel mare con la sua straordinaria forma a pentadattilo, è uno dei tratti di costa più belli dell'intera Campania, con le sue rocce che cadono a picco nel mare da oltre 50 metri.
Tra le mille spaccature nelle rocce, sopra cui svetta il faro di Capo Palinuro, nidificano numerose varietà di uccelli e crescono piante e fiori tipici del clima mediterraneo.
Ma il vero tesoro di Capo Palinuro è sotto il livello del mare: ben 32 grotte, paradiso dei sub, delle quali le più importanti sono la grotta azzurra, chiamata così per gli spettacolari giochi di luce sull'acqua, la grotta d'argento e quella sulfurea, che racchiude una sorgente di acqua sulfurea.La grotta Azzura è la cavità più famosa, ampia e ricca di vita. I due ingressi subacquei del percorso, che attraversa Punta Quaglia, distano 90 metri. la profondità massima è di 33 metri.La morfologia della cavità è alquanto articolata. Nel lato nord del tunnel principale si apre un ramo laterale, con fondo limoso, in forte risalita che termina dopo 18 metri di percorso ad una quota di 15 metri. Dal lato sud.est della sala centrale e al termine del tunnel principale si apre la grande Sala della Neve.
La grande Sala della Neve ha dimensioni di 26 x 45 metri. Sul suo pavimento c'è una zona caratterizzata da 3 depressioni a forma di imbuto con fondo a quota - 17 metri e - 23 metri e fianchi ricoperti da ciottoli e piccoli massi. Da una di queste depressioni fuoriesce la sorgente sulfurea principale.Da questa sorgente principale fuoriesce un flusso d'acqua sulfurea che sale, ben visibile, in verticale con un diametro di circa 70/80 cm. E una velocità stimabile di 15 mt/minuto. E un flusso d'acqua considerevole che va ad accumularsi, per minore densità, sotto una sorte di cupola nella parte alta della sala. Quì si aduna uno strato di acque sulfuree (temperatura + 24 °C) che sovrasta la normale acqua di mare. Le pareti interessate dall'acqua sulfurea sono ricoperte da una spessa pellicola, talora sfilacciata, bianca di solfobatteri e flocculi che si staccano dal soffitto per effetto delle bolle scaricate dai subacquei.Di qui l'effetto nevicata! La grotta Viola fa parte di cavità comprese nella Cala Fetente. Deve il suo nome alle patine di manganese subito sopra il pelo dell'acqua del laghi interni, che nella parte più alta e asciutta riflette alla luce del subacqueo suggestive tinte violacee.La grotta è costituita da una prima salla sommersa con il fondo a - 14 metri con ciotoli e sabbia con ripple marks incrociati e cosparso di blocchi di crollo. La volta risale in tre punti fino sopra il livello del mare dove forma tre piccole cupole con aria, ricche di concrezioni. La seconda sala presenta un fondo limoso. Risalendosi incontra a - 7 metri acqua lattiginosa solfurea che arriva fino alla superficie. Si emerge in un lago tappezzato da stalattiti, stalagmiti e piccole colonne.Il ramo subacqueo infangato e molto basso e ricco di sedimento che rende pericoloso il suo percorso. Il percorso termina in una fessura tra massi di crollo da cui sembra fuoriuscire la sorgente sulfurea. La Cattedrale è una delle grotte sommerse più spettacolari. ha un percorso vagamente a ferro di cavallo lungo 120 metri.Il nome deriva da una suggestiva navata centrale molto concrezionata che presenta una caratteristica finestra a bifora sopra l'entrata. Dall'ingresso alla sala l'ingresso è costituito da ciottoli, sabbia con ripple marks e limo. Il limo è presente in abbondanza sulle piccole terrazze alle pareti. Se si esclude l'ultima parte della grotta il fondo è sempre ricoperto da un notevole strato fangoso bisogna quindi prestare molta attenzione a non sollevare sospensione che potrebbe rendere pericolosa l'immersione.Il Palinuro Sub riserva quetsa immersione agli speleosubacquei più esperti. Grande cavità sommersa con 4 cupole d'aria interna. E' molto lavata dal mare con pavimento liscio e scarsa vita sulle pareti. Dopo un percorso subacqueo si emerge in diverse cavità subaeree. Si possono notare alcuni fenomeni legati alla grotta, quali il nanismo di certi organismi rispetto ad altre condizioni e la depigmentazione delle spugne del genere Petrosa. Questa grotta è caratterizzata da interessanti forme di concrezionamento. La grotta del Lago è costituita da due rami perpendicolari fra loro di cui uno subacqueo e uno emerso che convergono in un lago interno. L'ingresso subacqueo è a circa - 7 metri di profondità e scende fino a - 11 dove un basso e stretto passaggio immette in una angusta galleria sommersa costellata da diversi speleotemi. Si riemerge in un lago interno dal fondo limoso.Tutto il ramo subacqueo è stretto e vi solleva inevitabilmente sospensione per cui si consiglia la visita solo agli speleosubacquei più esperti ed accompagnati da chi conosce la cavità. Ulteriori informazioni su Palinuro sono disponibili nel sito turistico ufficiale: www.capopalinuro.it

Il Borgo Medioevale di San Severino
Il borgo di San Severino di Centola, abbandonato da quasi mezzo secolo, presenta ormai numerosi segni di degrado dovuti all'abbandono totale da parte degli abitanti che si sono trasferiti, alcuni, in luoghi meglio collegati, soprattutto nei pressi della stazione ferroviaria di Centola, mentre altri sono addirittura emigrati in cerca di occupazione.
Negli anni immediatamente successivi all'abbandono c'è stata nella coscienza dei cittadini di San Severino una sorta di rimozione dalla memoria di quel luogo che era diventato oggetto di atti vandalici da parte degli ex abitanti stessi, i quali si recavano al borgo solo per distruggere i segni della loro presenza.
Inoltre, nel corso degli anni, ci sono state anche operazioni di sciacallaggio che hanno causato una massiccia spoliazione del materiale lapideo, presente nelle aperture, e degli infissi, magari riutilizzati per casolari di campagna non destinati ad abitazione.
Negli ultimi anni una nuova sensibilità verso il borgo, soprattutto da parte dei figli degli ex abitanti emigrati, sembra aver mutato l'atteggiamento dei cittadini nei confronti di San Severino, infatti è sorta anche un'associazione "Pro San Severino medievale" che si occupa della promozione turistica e della manutenzione del borgo, in particolar modo della chiesa parrocchiale, dove ancora viene celebrata la messa.
Risulta molto difficile "ricostruire" l'immagine di alcune aree che presentano tracce di edificazione, perché nello stato di degrado in cui versano, sono ormai illeggibili; né è stato possibile effettuare una "ricostruzione" sicura per la quasi totale mancanza di cartografia storica dell'area. Unica fonte sembra essere la mappa catastale53 dalla quale è stato possibile ricavare notizie sullo stato del borgo nel 1906, dalle indicazioni con colori diversi degli edifici rurali, dei ruderi e delle aree di pertinenza. Una foto aerea del 1990 commissionata dalla Comunità Montana "Lambro e Mingardo" ha permesso una lettura dello stato attuale e anche delle tracce di edifici ormai crollati.